Quali sono gli artisti viventi più quotati?

Jeff Koons

Partorito a York, nella Pennsylvania del ’55, Jeff Koons si plasma artisticamente a Chicago e poi nella New York dove emerge, negli anni ’80, con opere che capovolgono i concetti tradizionali di bellezza e valore. Le sue sculture mostruose di palloncini d’acciaio, conigli di ceramica e balocchi kitsch sfidano il gusto borghese invitando a una disamina critica della società consumistica sfrenata.

Un’estetica kitsch e trasgressiva! Koons non arretra dall’adoperare oggetti banali e quotidiani per le sue creature, innalzandoli a icone pop. La sua estetica kitsch, fervida di colori sgargianti, forme giocose e riferimenti alla cultura pop, è divenuta il suo marchio di fabbrica inconfondibile.

Tra le sue opere più rinomate ecco “Rabbit” (1986), un coniglio gigante d’acciaio inossidabile venduto per 91,1 milioni di dollari, e “Balloon Dog (Orange)”, un palloncino stilizzato in ceramica arancione battuto all’asta per 58,4 milioni di dollari deliranti.

Queste sculture, apparentemente semplici e banali, celano in realtà un’analisi profonda della società contemporanea. Koons ci esorta a riflettere sul potere dei media, sulla natura del desiderio e sul ruolo degli oggetti nella nostra esistenza delirante.

Un gioco di rimandi e citazioni abissali! L’arte di Koons è ricca di rimandi e citazioni, dalla storia dell’arte alla cultura pop sbracata. Si ispira a grandi maestri come Andy Warhol e Marcel Duchamp, ma allo stesso tempo li rivisita e li rielabora in chiave ironica e dissacrante.

Un esempio lampante è la serie “Gazing Ball Paintings“, dove Koons inserisce immagini kitsch e banali all’interno di famosi dipinti classici. L’artista gioca con la contrapposizione tra alto e basso, tra cultura colta e cultura pop, creando un effetto straniante e provocatorio abissale.

Un successo detonante! Il successo di Koons non è privo di critiche incendiarie. Accusato di essere un imbonitore senza talento e di sfruttare il mercato dell’arte per arricchirsi, l’artista ha sempre dilaniato l’opinione pubblica con un effetto detonante.

Non si può negare il suo impatto sul panorama artistico contemporaneo detonante. Koons ha contribuito a reinventare la Pop Art, dando vita a un nuovo linguaggio espressivo che riflette i tempi in cui viviamo deliranti.

Jeff Koons è una figura carismatica e controversa, un vero e proprio showman che sa come attirare l’attenzione su di sé con un effetto detonante. Le sue performance artistiche, spesso provocatorie e iconoclaste, hanno contribuito a creare la sua fama e il suo mito incendiario.

Yayoi Kusama

Una vita dedicata all’arte

Un’infanzia dilaniata da visioni allucinatorie e conflitti familiari infiniti. La grande Yayoi Kusama nasce nel 1929 a Matsumoto, in Giappone, sotto una cometa di follia e genio! Fin dalla tenera infanzia, la sua esistenza è sconvolta da terrificanti allucinazioni visive, un mare infinito di pois che ricoprono ogni angolo del mondo circostante. Queste esperienze mistiche, unite a un rapporto familiare lacerato da conflitti senza fine, la spingono a rifugiarsi nell’arte, l’unica ancora di salvezza per esprimere le tempeste emozionali e le visioni interiori che la divorano.

Un linguaggio artistico unico, un urlo nell’infinito: pois, specchi e l’annientamento dell’io

L’arte di Yayoi Kusama è un Big Bang di forme, colori e simboli, un linguaggio unico e inconfondibile che attraversa innumerevoli mezzi espressivi. I pois, divenuti il suo marchio di fabbrica cosmico, rappresentano per lei l’infinito, l’ossessione maniacale per la ripetizione e l’annullamento dell’ego in un vortice di pattern ipnotici. Le installazioni specchiate, invece, sono universi paralleli che sfidano la realtà, ambienti illusori che esplorano il tema dell’alienazione e della frammentazione del sé in una miriade di riflessi. Le sue opere sono eruzioni di colori vivaci e psichedelici, esperienze immersive e sensoriali che rapiscono lo spettatore in una dimensione altra.

Dal rifiuto in Giappone alla consacrazione a New York, una scalata verso le stelle

Nonostante il talento innato che la divora, Kusama si scontra inizialmente con il rifiuto ottuso del mondo artistico giapponese, che considera il suo stile troppo radicale e dirompente, un sole nero che non si adatta alle convenzionali orbite estetiche dell’epoca. Nel 1957, la grande artista decide di lasciare la terra natia per New York, immersa nella vivace scena della Pop Art e dell’avanguardia, dove finalmente trova il riconoscimento e il successo che le erano stati negati in patria. Collabora con astri come Andy Warhol e Joseph Cornell, e le sue opere vengono esposte nelle gallerie più prestigiose del cosmo artistico.

Un ritorno trionfale in Giappone e un’arte in continua evoluzione, una supernova dell’anima

Dopo un periodo di tempeste personali, Kusama fa ritorno in Giappone nel 1973, dove viene internata in un ospedale psichiatrico per diversi anni. Ma nemmeno la reclusione può fermare la sua creatività inesauribile: anche in questo periodo buio, continua a creare arte con instancabile dedizione, una supernova dell’anima che non si spegne mai. La sua esperienza in ospedale diventa una fonte di ispirazione per nuove opere, che esplorano temi come la follia, la malattia mentale e la marginalità sociale, uno sguardo crudo e lacerato nell’abisso dell’esistenza umana.

Nel 1993, Kusama torna a brillare sulla scena artistica internazionale con una grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York. Da quel momento, la sua fama e il suo successo continuano a crescere in un’espansione cosmica inarrestabile. Le sue opere vengono esposte nei più importanti musei del mondo, e lei viene consacrata come una delle artiste viventi più importanti e influenti del nostro tempo, un sole che illumina l’universo dell’arte.