Giovanni Parma
Giovanni Parma sviluppa il suo percorso artistico attingendo prima a un magma interiore fatto di echi ancestrali e sensazioni primordiali, per poi tradurre questa essenza originaria in forme plasmate dal pensiero e configurate dal disegno. La sua scultura è una sorta di scrittura visiva, in cui i segni impressi nel marmo, il suo materiale prediletto, rappresentano le parole, e il suo metodo di lavoro costituisce una grammatica personale.
Fin dagli anni Settanta, Parma ha concepito la scultura in questo modo. Frequentando per motivi professionali cave e segherie di marmo a Brescia, Verona, Carrara e Firenze, ha imparato a conoscere a fondo questo materiale, scoprendone potenzialità e limiti e rendendolo un elemento centrale della sua ricerca artistica.
Pur mantenendo nel tempo uno stile riconoscibile, le opere più recenti segnano un’evoluzione verso la sperimentazione dei limiti del marmo. Parma esplora i confini di resistenza del materiale attraverso l’uso di strumenti come il trapano a punta diamantata e l’acid. Quest’ultima tecnica, in particolare, genera trasformazioni sorprendenti e spesso imprevedibili, influenzate da variabili come il tempo di esposizione, il clima, la temperatura e la composizione chimica del marmo.
Le sculture di Giovanni Parma invitano a un’interazione tattile per comprendere appieno il loro linguaggio fatto di contrasti: pieni e vuoti, superfici lisce e lucide accanto a tagli, sfrangiature e parti corrose.
Nelle sue ultime creazioni, Parma si concentra sempre più sul dialogo tra l’artista e il pubblico, coinvolgendolo in un’esperienza più consapevole e intensa dell’opera d’arte, trasformando la fruizione in un momento di interazione e riflessione condivisa.







